Come Funziona La Procedura?
L'intervento viene eseguito in un laboratorio di elettrofisiologia da un cardiologo elettrofisiologo specializzato. Le principali fasi della procedura sono le seguenti:
Obiettivo: distruggere (ablare) piccole aree di tessuto cardiaco che generano o propagano impulsi elettrici anomali, responsabili dell’aritmia.
Accesso: Il medico inserisce dei tubicini flessibili chiamati cateteri attraverso un vaso sanguigno, vene o arterie, generalmente nella zona dell'inguine.
Mappatura: I cateteri vengono guidati fino al cuore sotto controllo radiologico (con fluoroscopia o con l’utilizzo di sistemi di mappaggio 3D), dove permettono di individuare con precisione l'origine dell'aritmia attraverso la registrazione dei segnali elettrici cardiaci e una mappa elettrica tridimensionale.
Ablazione: Una volta identificata l'area problematica, la punta del catetere emette energia per creare piccole cicatrici (lesioni) che bloccano i segnali elettrici anomali. Le fonti di energia più comuni sono:
Radiofrequenza: calore intenso.
Crioablazione: freddo estremo.
Campo pulsato (PFA): una tecnologia più recente basata su impulsi elettrici.

Quando È Indicata?
L’ablazione è indicata principalmente quando la terapia farmacologica non è stata efficace o non è ben tollerata dal paziente o anche come prima scelta, se il paziente non vuole assumere terapia. È comunemente usata per trattare:
Fibrillazione atriale.
Flutter atriale.
Extrasistoli
Tachicardie sopraventricolari e ventricolari.
Altre aritmie
Dettagli Pratici E Convalescenza
Ricovero: le procedure di ablazione vengono eseguite o in regime di Day-Hospital o con un ricovero ospedaliero di una, massimo due notti.
Durata: La procedura dura mediamente da circa 30 minuti a oltre 2 ore, a seconda della complessità del caso e del tipo di aritmia trattata.
Anestesia: A seconda del tipo di procedura può essere eseguita in anestesia locale, in sedazione superficiale, sedazione profonda o, raramente, in anestesia generale. Normalmente si utilizza una sedazione blanda, permettendo al paziente di essere rilassato e non sentire fastidio.
Recupero: La maggior parte dei pazienti può tornare a casa entro 12-24 ore. A seconda dell’assunzione o meno di terapia anticoagulante, per i primi 3 giorni, è opportuno evitare sforzi fisici ed è meglio evitare di guidare l’auto per periodi prolungati.

Vantaggi
I principali di vantaggi dell’ablazione transcatetere sono:
Mini-invasività: non richiede incisioni chirurgiche, solo piccole punture per l’accesso vascolare.
Recupero rapido: in genere si rimane in ospedale 1-2 giorni e si ritorna alle normali attività in pochi giorni.
Ridotto dolore post-operatorio: meno dolore rispetto alla chirurgia aperta.
Alta efficacia: L’efficacia varia a seconda del tipo di aritmia trattata ma è sempre significativamente superiore a quella della terapia farmacologica e per molte aritmie spesso risolve definitivamente il problema.
Bassi rischi: come ogni procedura medica può presentare delle complicanze, ma sono molto basse e comunque molto inferiori rispetto alla chirurgia tradizionale.
Assenza di cicatrici evidenti: non essendoci incisioni non ci sono cicatrici.
Evita l’assunzione di farmaci in cronico: dopo la procedura molti pazienti sospendono la terapia farmacologica.

Efficacia
L’efficacia dell’ablazione transcatetere varia a seconda del tipo di aritmia trattata ma è sempre ampiamente superiore a quella della terapia farmacologica. Per le tachicardie parossistiche sopraventricolari e molte forme di extrasistolia l’efficacia è del 95-98%, per il flutter atriale del 95%, per la fibrillazione atriale dal 60 al 90% (in base al tipo di fibrillazione atriale e al numero di procedure). In ogni caso, anche quando non si riesce ad eliminare completamente l’aritmia, l’ablazione permette comunque di ottenere una significativa riduzione della frequenza e della gravità degli episodi aritmici, migliorando quindi sintomi e qualità di vita.
Rischi
L’ablazione transcatetere, come ogni procedura medica, presenta dei rischi di complicanze ma queste sono generalmente rare e gestibili, nella mia casistica ampiamente < 2%. Le complicanze più comuni sono:
Complicanze vascolari: interessano i punti di inserzione dei cateteri nei vasi sanguigni inguinali, sono più frequentemente sanguinamenti o ematomi, e sono più comuni in chi assume terapia anticoagulante.
Tamponamento cardiaco: la fuoriuscita di sangue dal cuore nel sacco che lo avvolge, cioè il pericardio. Necessità di drenaggio con l’aspirazione del liquido.
Eventi tromboembolici: molto rari oggi, in cui le procedure sul versante sinistro del cuore vengono normalmente fatte senza interruzione della terapia anticoagulante.
I rischi di complicanze aumentano in base alla complessità della procedura, del tipo di aritmia, dell’età e delle caratteristiche del paziente. Centri ad alto volume, con grande esperienza e con disponibilità di tecnologie all’avanguardia, hanno risultati migliori, sia in termini di efficacia che di sicurezza, limitando al massimo le complicanze. I rischi di complicanze procedurali, già molto bassi di per sé, sono in ogni caso sempre inferiori ai rischi legati all’aritmia che si sta trattando: il bilancio del rischio/beneficio è quindi sempre in favore dell’ablazione.