A Chi Può Essere Proposta?
L’occlusione percutanea dell’auricola sinistra va presa in considerazione nei pazienti con fibrillazione atriale ad elevato rischio tromboembolico e:
Controindicazione alla terapia anticoagulante
Elevato rischio di sanguinamento
Ictus ischemico nonostante assunzione di terapia anticoagulante
Coagulo nell’auricola sinistra nonostante assunzione di terapia anticoagulante
Preferenza del paziente

Come Si Esegue La Procedura?
Si tratta di una procedura percutanea, in cui il dispositivo viene portato al cuore mediante la puntura della vena femorale. Poiché la procedura richiede l’utilizzo sia della fluoroscopia che dell’ecocardiografia transesofagea, il paziente viene tipicamente addormentato con una sedazione profonda. Una volta ottenuti gli accessi vascolari, si accede all’atrio sinistro mediante puntura transettale e successivamente, mediante l’integrazione delle diverse tecniche di imaging, si posiziona il dispositivo all’interno dell’auricola sinistra in modo da sigillarla completamente. A questo punto, verificata la stabilità del dispositivo, si rilascia il dispositivo in auricola. La procedura ha una durata di circa 30-60 minuti e richiede normalmente due notti di degenza in ospedale. Il paziente viene dimesso il giorno successivo alla procedura e può riprendere una vita normale entro 3 giorni.
Che Medicine Si Assumono Dopo?
A seconda dell’indicazione per cui è stata eseguita la procedura, il paziente può essere dimesso con solo acido acetilsalicilico, in doppia terapia antiaggregante (acido acetilsalicilico e clopidogrel) o in terapia anticoagulante. Normalmente, a 6 mesi dalla procedura, il paziente dovrà ripetere un’ecocardiogramma transesofageo, in modo da verificare la corretta occlusione dell’auricola e l’assenza di eventuali leak. Tale esame è molto importante per stabilire l’interruzione o la continuazione delle terapie antiaggreganti/anticoagulanti ancora assunte dal paziente.
Quali Sono L’Efficacia E I Rischi?
La procedura, in mani esperte, ha un tasso di successo maggiore del 97%. Da un punto di vista invece della sua efficacia nella riduzione dell’ictus ischemico in pazienti con fibrillazione atriale, tutti gli studi hanno evidenziato una efficacia almeno pari, se non superiore, a quella degli anticoagulanti orali con il vantaggio, però, di non aumentare i sanguinamenti, cosa che invece fanno per definizione tutti gli anticoagulanti. Quindi, in definitiva, con questa procedura si possono ottenere i benefici della terapia anticoagulante, senza doverne accettare gli svantaggi. Le complicanze sono invece nell’ordine del 1-2%, sovrapponibili a quelle dell’ablazione della fibrillazione atriale.