Extrasistoli Sopraventricolari
Essendo una patologia essenzialmente benigna, il trattamento è finalizzato alla cura delle patologie associate, siano esse cardiache o extra-cardiache, e al controllo dei sintomi. Le opzioni di trattamento sono le seguenti:
Nulla: nei pazienti con rare o sporadiche extrasistoli sopraventricolari, cuore sano e assenza di fattori funzionali chiaramente correggibili, non vi è necessità di alcun trattamento specifico e il paziente necessita solo di essere rassicurato.
Terapia farmacologica: beta-bloccanti, Ca-antagonisti, flecainide, propafenone e sotalolo.

Ablazione Transcatetere — Extrasistoli Sopraventricolari
Le indicazioni all’ablazione delle extrasistoli sopraventricolari sono:
Inefficacia della terapia antiaritmica: i pazienti continuano ad essere sintomatici nonostante i farmaci.
Elevato burden di extrasistoli: frequentissime extrasistoli (ampiamente > 10000/die), nonostante la terapia antiaritmica, anche se il paziente è asintomatico.
Scelta del paziente: il paziente non vuole assumere farmaci.
Obiettivo della procedura è identificare, mediante l’utilizzo di sistemi di mappaggio elettroanatomico 3D, la zona cardiaca di insorgenza delle extrasistoli e distruggere mediante erogazione di radiofrequenza il tessuto cardiaco patologico e i focolai elettrici anomali che ne sono la causa. L’ablazione transcatetere dell’extrasistolia sopraventricolare si associa ad elevate percentuali di successo (>95%) e bassissimo tasso di complicanze (<0.5%). È pressochè sempre risolutiva. La procedura viene svolta normalmente in anestesia locale e sedazione (superficiale o profonda a seconda della scelta del paziente), dura mediamente 1-1.5 ore, può essere eseguita in regime di Day-Hospital o, meglio, con un ricovero ospedaliero di massimo due notti, il paziente viene dimesso il giorno successivo e ritorna ad una vita normale entro 3 giorni.

Extrasistoli Ventricolari in Cuore Sano
Le extrasistoli ventricolari compaiono principalmente in due grandi gruppi di pazienti, ovvero quelli con cuore sano e nei pazienti con cuore non sano (ovvero con cardiopatia):
In un cuore sano, ovvero privo di malattie strutturali (come cardiomiopatie o esiti di infarto), le extrasistoli sono quasi sempre benigne e non sono pericolose per la vita. Sono generalmente monomorfe, non precoci, possono essere più o meno frequenti, isolate o ripetitive, tendono a regredire con l’aumento della frequenza cardiaca e sebbene possano potenzialmente originare da qualunque parte dei ventricoli, nella stragrande maggioranza dei casi originano da zone ben specifiche dei ventricoli, principalmente i tratti di efflusso del ventricolo destro e sinistro (con relative aree di contiguità anatomica) o dai fascicoli del ventricolo sinistro. Quando frequentissime (almeno > 10000/die), anche in soggetti con cuore “inizialmente” sano, per via della costante irregolarità del battito cardiaco, le extrasistoli possono portare in oltre il 30% dei pazienti ad una progressiva disfunzione cardiaca (detta tachicardiomiopatia, generalmente reversibile una volta eliminata l’extrasistole). Il trattamento è finalizzato al controllo dei sintomi e alla prevenzione/cura della tachicardiomiopatia.
Le opzioni di trattamento sono le seguenti:
Nulla: nei pazienti asintomatici, con cuore sano e extrasistolia non frequente, non vi è necessità di alcun trattamento specifico e il paziente va solo rassicurato.
Terapia farmacologica: beta-bloccanti (Ca-antagonisti, flecainide, propafenone, sotalolo e amiodarone vista la scarsa efficacia e i significativi effetti collaterali, vanno riservati a casi particolari).
Ablazione Transcatetere — Extrasistoli Ventricolari (Cuore Sano)
Le indicazioni all’ablazione delle extrasistoli ventricolari sono:
Inefficacia della terapia antiaritmica: i pazienti continuano ad essere sintomatici nonostante i farmaci.
Elevato burden di extrasistoli: frequentissime extrasistoli (ampiamente > 10000/die), nonostante la terapia antiaritmica, anche se il paziente è asintomatico.
Scelta del paziente: il paziente non vuole assumere farmaci.
Obiettivo della procedura è identificare, mediante l’utilizzo di sistemi di mappaggio elettroanatomico 3D, la zona cardiaca di insorgenza delle extrasistoli e distruggere mediante erogazione di radiofrequenza il tessuto cardiaco patologico e i focolai elettrici anomali che ne sono la causa. L’ablazione transcatetere dell’extrasistolia ventricolare in cuore sano si associa ad elevate percentuali di successo (>90%) e bassissimo tasso di complicanze (<1%). È quindi quasi sempre risolutiva. La procedura viene svolta normalmente in anestesia locale e sedazione (superficiale o profonda a seconda della scelta del paziente), dura mediamente da 30 minuti a circa 2 ore, viene eseguita con un ricovero ospedaliero di massimo due notti, il paziente viene dimesso il giorno successivo e ritorna ad una vita normale entro 3 giorni.

Extrasistoli Ventricolari in Cuore Non Sano
In questo contesto le extrasistoli possono assumere un significato completamente diverso in quanto possono essere loro stesse un epifenomeno della cardiopatia sottostante oppure, in pazienti con gravi cardiopatie sottostanti (siano esse strutturali, come lo scompenso cardiaco o l’infarto, o puramente elettriche, come la sindrome di Brugada, la sindrome del QT lungo, etc), possono innescare aritmie ventricolari ben più gravi e prolungate, quali la tachicardia ventricolare o la fibrillazione ventricolare che, a loro volta, possono portare ad arresto cardiaco e morte cardiaca improvvisa. In questo setting le extrasistoli possono essere monomorfe o polimorfe, non precoci o anche precoci, possono essere più o meno frequenti, isolate o ripetitive, tendono ad aumentare con l’aumento della frequenza cardiaca e tendono ad originare da qualunque parte dei ventricoli, non solo quelle viste in precedenza. È quindi fondamentale non solo trattare le extrasistoli e i sintomi del paziente, ma curare in primis la cardiopatia sottostante. In questi pazienti il trattamento presuppone l’integrazione di terapia farmacologica e ablazione transcatetere, va individualizzato in base al tipo di cardiopatia sottostante, ai sintomi del paziente e alla frequenza/tipo di extrasistoli e il suo successo e risultato a lungo termine è legato principalmente alla prognosi della cardiopatia sottostante.