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Trattamento

Trattamento della
Fibrillazione Atriale

Anticoagulanti orali, antiaritmici, cardioversione elettrica e ablazione transcatetere. Strategia terapeutica personalizzata con il Dott. Blandino.

Calcolatore Interattivo

Score CHA₂DS₂-VASc — Calcola il rischio annuo di ictus

Lo score CHA₂DS₂-VASc è lo strumento standard per stimare il rischio annuo di ictus nei pazienti con fibrillazione atriale. Tocca i fattori di rischio applicabili al tuo caso: il punteggio si aggiorna in tempo reale.

0
Punti
Rischio Basso
~0,2% / anno
Terapia anticoagulante non indicata. Possibile considerare antiaggreganti.

⚠ Strumento orientativo. La decisione terapeutica deve essere sempre presa in accordo con il proprio cardiologo curante.

Confronto Farmaci

I farmaci anticoagulanti per la fibrillazione atriale

Gli anticoagulanti sono il pilastro del trattamento per prevenire l’ictus nella FA. Confronta efficacia e sicurezza dei principali farmaci utilizzati oggi.

Apixaban
DOAC — Inibitore del fattore Xa
Efficacia
Sicurezza
✓ Riduce ictus dell’80%, basso rischio di sanguinamento intracranico
✗ Richiede aggiustamento per insufficienza renale
Rivaroxaban
DOAC — Inibitore del fattore Xa
Efficacia
Sicurezza
✓ Singola somministrazione giornaliera
✗ Da assumere a stomaco pieno per la massima efficacia
Edoxaban
DOAC — Inibitore del fattore Xa
Efficacia
Sicurezza
✓ Singola somministrazione giornaliera, profilo di sicurezza favorevole
✗ Da non usare in pazienti con clearance creatinina > 95 ml/min
Dabigatran
DOAC — Inibitore della trombina
Efficacia
Sicurezza
✓ Antidoto specifico disponibile (idarucizumab)
✗ Doppia somministrazione, dispepsia frequente
Warfarin
Anticoagulante classico (cumarinico)
Efficacia
Sicurezza
✓ Efficace, esperienza decennale, basso costo
✗ Richiede INR mensili, molte interazioni

⚠ Strumento informativo. La terapia deve essere sempre prescritta dal medico curante.

Prevenzione Del Rischio Tromboembolico

La fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus, ma questo rischio non è uguale per tutti i pazienti ma cambia a seconda della presenza o meno di fattori di rischio quali l’età, un precedente TIA/ictus, la presenza di ipertensione arteriosa, di diabete mellito, di scompenso cardiaco e di malattia vascolare. Esistono numerosi score che permettono di quantificare con buona approssimazione il rischio annuo di ictus del paziente: il più utilizzato è il CHA2DS2-VASC score.

A seconda della presenza di un rischio alto, medio o basso vi sarà indicazione o meno ad avviare la terapia anticoagulante, con warfarin/acenocumarolo (oggi utilizzata quasi solo in pazienti con insufficienza renale e in portatori di protesi valvolari meccaniche) o con i nuovi farmaci anticoagulanti quali dabigatran, rivaroxaban, apixaban, edoxaban, che rispetto al warfarin presentano indubbi vantaggi in termini di comodità, efficacia e sicurezza.

Nei pazienti con fibrillazione atriale ad alto rischio tromboembolico e controindicazione alla terapia anticoagulante, una valida alternativa terapeutica è l’occlusione percutanea dell’auricola sinistra. Questa strategia terapeutica ha ampiamente dimostrato di avere almeno la stessa efficacia della terapia anticoagulante nella prevenzione degli ictus, con il vantaggio di non esporre il paziente ad un significativo e permanente rischio di sanguinamento.

Anticoagulanti orali (DOAC)

Trattamento Dell’Aritmia

Il trattamento della fibrillazione atriale si divide in trattamento a breve termine e trattamento a lungo termine.

Trattamento a breve termine. Il trattamento in fase acuta consiste nell’interruzione dell’aritmia mediante la cardioversione, che può essere fatta mediante l’utilizzo di farmaci antiaritmici (cardioversione farmacologica) o mediante l’applicazione di una scossa elettrica al torace del paziente (cardioversione elettrica). La scelta tra uno e l’altro approccio dipende dal tipo di aritmia, dalle condizioni del paziente, dai farmaci che sta già assumendo e dal setting in cui viene eseguita (se in Pronto Soccorso o in elezione in Ospedale).

Trattamento a lungo termine. Il trattamento a lungo termine presuppone la scelta tra due diverse strategie terapeutiche, ovvero il controllo della frequenza ventricolare e il controllo del ritmo. La prima stratega consiste semplicemente nell’accettare l’aritmia, non eseguire alcun tentativo di ripristino del ritmo cardiaco e nel rallentare semplicemente la velocità del cuore. La seconda strategia, ovvero il controllo del ritmo, include tutte le strategie finalizzate all’interruzione dell’aritmia e al mantenimento del normale e fisiologico ritmo sinusale. La scelta tra queste due strategie si basa su tipo di fibrillazione atriale, durata dell’aritmia, sintomatologia del paziente, presenza o meno di significative alterazioni strutturali cardiache e preferenza del paziente. È però molto importante ricordare che la fibrillazione atriale è una aritmia che tende ad auto-mantenersi, ovvero più una persona resta in fibrillazione atriale e più diventa difficile da eliminare. Di conseguenza, mentre la strategia di controllo del ritmo, qualora risultasse inefficace, lascia la possibilità di passare, in seconda battuta, ad una strategia di controllo della frequenza, tale libertà di scelta è generalmente preclusa se si opta, già in prima istanza, per il controllo della frequenza.

Controllo della frequenza. Il controllo della frequenza avviene mediante l’utilizzo di farmaci che rallentano i battiti cardiaci, quindi beta-bloccanti, calcio-antagonisti e digitale, da soli o in associazione. L’obiettivo è avere un battito cardiaco medio a riposo inferiore ai 90-100/min. Qualora con i farmaci non fosse possibile raggiungere tale obiettivo e il cuore continuasse a battere troppo velocemente, una ulteriore strategia terapeutica è l’ablazione del nodo atrio-ventricolare e l’impianto di un pacemaker definitivo (approccio “ablate and pace”). In tal modo l’impianto elettrico viene totalmente interrotto e il cuore batterà alla velocità con cui è programmato il pacemaker. Si tratta di una procedura molto semplice, veloce e assolutamente non rischiosa ma che comporta il danneggiamento in maniera definitiva dell’impianto elettrico cardiaco del paziente. Per tale motivo va considerata come un’“ultima spiaggia”, ricorrendo ad essa solo in rari e selezionati casi.

Controllo del ritmo. Il controllo del ritmo avviene o mediante l’utilizzo di farmaci antiaritmici (dronedarone, flecainide, propafenone, sotalolo, amiodarone) o mediante l’ablazione transcatetere. L'efficacia dei farmaci antiaritmici nella fibrillazione atriale è modesta e l'obiettivo principale non è la cura definitiva dell’aritmia, ma la riduzione della frequenza e della durata degli episodi al fine di migliorare la qualità della vita. Molti pazienti (fino al 25-30%), inoltre, devono sospendere la terapia a causa di effetti avversi. Numerosissimi studi scientifici, confrontanti l’efficacia dei farmaci e dell’ablazione transcatetere, hanno inequivocabilmente mostrato la superiorità dell’ablazione in termini di riduzione del rischio di recidive aritmiche, miglioramento della qualità di vita e riduzione della mortalità e del rischio di ictus.

L’Età Del Paziente È Un Elemento Importante Nella Scelta Del Trattamento?

Mentre una volta l’età del paziente era di fatto una barriera oltre la quale il controllo del ritmo, e l’ablazione transcatetere in particolare, non venivano di fatto più proposte, oggi, la situazione è profondamente mutata. Non conta l’età del paziente ma le sue condizioni generali. Un paziente anche ultra ottantenne ma in condizioni ottime ha da avvantaggiarsi dal mantenimento del ritmo sinusale alla stessa maniera di un paziente di 30 anni. Quindi, oggi, l’età non rappresenta più un limite.

Cardioversione elettrica

Si Può Guarire Dalla Fibrillazione Atriale?

Sì, si può guarire dalla fibrillazione atriale. È importante però chiarire che questo obiettivo si può perseguire solo mediante l’utilizzo dell’ablazione transcatetere. I farmaci antiaritmici possono ridurre o, raramente, eliminare per qualche tempo gli episodi aritmici ma non modificano in maniera permanente il substrato che ha causato la fibrillazione atriale. E quindi, una volta sospeso il farmaco, l’aritmia ritorna. L’ablazione, andando ad agire fisicamente sul substrato responsabile dell’aritmia, ha invece il potenziale di eliminare la fibrillazione atriale, portando quindi il paziente alla guarigione.

AB
Dott. Alessandro Blandino
Medico Chirurgo · Cardiologo, Aritmologia, Elettrofisiologia Cardiaca Interventistica e Nutrizione Umana

Dirigente Medico presso la S.S. di Elettrofisiologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino. PhD, oltre 50 pubblicazioni scientifiche, formazione internazionale a Londra con borsa EHRA. Oltre 12.000 pazienti trattati clinicamente e/o con ablazione transcatetere.

PhD Univ. TorinoEHRA ECES Lv.2EHRA ECDS Lv.2GMC UKESC · EHRA · AIAC
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